Literature DB >> 30794250

Alessandro Porro1, Bruno Falconi, Lorenzo Lorusso, Paolo Maria Galimberti, Michele Augusto Riva, Antonia Francesca Franchini, Carlo Cristini.   

Abstract

BACKGROUND: In the 1950s, occupational medicine and occupational psychology found a common field of action in the Clinica del Lavoro in Milan. OBJECTIVES This study aims to analyze and document how this encounter took place and, in particular, the contribution of the Clinica del Lavoro to the development of occupational psychology in Italy.
METHODS: Historical sources of that period were investigated.
RESULTS: Before the 1950s, experimental psychology was only taught at the Catholic University of the Sacred Heart in Milan. The first professor of clinical psychology in the School of Medicine at the State University of Milan, was Marcello Cesa-Bianchi (1926-2018). He collaborated with the graphic, textile and pharmaceutical industries for the personnel training and management, and carried out important research in occupational psychology on behalf of the European Coal and Steel Community. The Chair of Clinical Psychology was initially located in the Clinica del Lavoro and the activity of the team of Cesa-Bianchi was oriented towards the elaboration of professional profiles and job analysis. In those years Cesa-Bianchi also conducted pioneering research in the field of psycho-gerontology.
CONCLUSIONS: The historical experience that integrated psychology and occupational medicine in the scientific context of Milan contains a series of values, useful to today's reflection and practice. Our work also undelines the importance of preserving historical documents: only a better knowledge of history can guarantee a better destiny.

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Year:  2019        PMID: 30794250      PMCID: PMC7810001          DOI: 10.23749/mdl.v110i1.7799

Source DB:  PubMed          Journal:  Med Lav        ISSN: 0025-7818            Impact factor:   1.275


In riconoscente memoria di Marcello Cesa-Bianchi (1926-2018)

Introduzione

Nel secondo dopoguerra, il tema della Psicologia del Lavoro non solo veniva affrontato sinergicamente, grazie all’apporto di esponenti della classe medica e di quella psicologica, ma si veniva delineando come definizione tassonomica e disciplinare proprio in quegli anni (52). La città di Milano rappresentò, con le sue istituzioni municipali, scientifiche, accademiche, un privilegiato laboratorio e centro di attività. Il complesso rapporto fra discipline mediche e discipline psicologiche si sostanzia nella corretta specificazione da usarsi: del lavoro o dei lavoratori? Non era irrilevante stabilire se ci si dovesse occupare di Medicina del Lavoro piuttosto che di Medicina dei Lavoratori (10, 14), ovvero di Psicologia del Lavoro piuttosto che di Psicologia dei Lavoratori. L’asprezza metodologica del dibattito era stata alla base della fondazione nel 1902 della Clinica del Lavoro milanese (100), con la componente socialista del Consiglio comunale che si era inizialmente opposta: la scelta era poi caduta sulla costituzione di una Clinica delle Malattie Professionali (che in seguito avrebbe assunto la denominazione di Clinica del Lavoro), che sarebbe stata operativa a partire dal 20 marzo 1910 (49). Il suo primo direttore, Luigi Devoto (1864-1936) posava l’accento sul lavoro, malato, e sulla sua cura, per prevenire le malattie dei lavoratori. La Clinica milanese si situava all’interno del paradigma medico ed all’interno degli Istituti Clinici di Perfezionamento (50), istituzione di perfezionamento per medici, e all’atto della sua attivazione nel 1910 si trattava della prima istituzione clinica di tal fatta, della più antica struttura al mondo per lo studio, la diagnosi e la prevenzione delle malattie legate al lavoro (1, 7, 34, 36, 42-44, 60). Non possiamo inoltre dimenticare che l’EXPO milanese del 1906 (48, 64, 87)) aveva condotto alla costituzione della Commissione Internazionale Permanente per la Medicina del Lavoro (ora denominata ICOH - International Commission on Occupational Health), in seguito allo svolgimento del I Congresso Internazionale per le Malattie del Lavoro (5, 63, 85, 91). Analoghi travagli pervadevano lo sviluppo accademico della psicologia sperimentale (per usare un termine d’epoca) (26, 28, 57): possiamo per ora sottolineare che la presenza della psicologia nell’attività degli Istituti Clinici di Perfezionamento (50), seppur limitata a corsi liberi e declinata negli ambiti della psicopatologia, si era avvalsa di docenti di primo rilievo. Segnaliamo Eugenio [Carlo Antonio Francesco] Medea (1873-1967) (23, 99) e [Bartolomeo] Camillo Golgi (1843-1926) (58, 59). Se la medicina del lavoro trovava un sicuro riferimento nell’omonima Clinica [senza dimenticare altre strutture dedicate all’infortunistica (4, 35, 81), anche all’interno dell’Ospedale Maggiore (38, 40)], la psicologia sperimentale faceva principalmente riferimento all’autorità municipale (senza però dimenticare l’Accademia Scientifico Letteraria (53). Entriamo così in contatto con il titolare dell’insegnamento psicologico, quel Casimiro Doniselli (1876-1960) il cui nome sarà legato anche alle vicende della controparte municipale della presenza istituzionale della psicologia milanese (86), essendo succeduto a Zaccaria Treves (1869-1911). Doniselli non era ignaro delle problematiche della medicina, essendo non solo medico, ma essendo figlio di un medico, Alfredo (1840-1919) che aveva intessuto rapporti con molti esponenti della sanità milanese e lombarda del suo tempo (39). A dimostrazione delle possibilità di convergenza fra medicina del lavoro e psicologia del lavoro, possiamo ricordare talune comunicazioni presentate al Ier Congrès International de Prevention des accidents du travail et d’Hygiène industrielle, (79) che si tenne a Milano dal 27 al 31 maggio 1912. Segnaliamo, in modo particolare, quella di Gaetano Villani (97) dedicata ai segnali di pericolo, nella quale la psicologia (della forma) appare centrale nella definizione delle loro caratteristiche: si pensi ai segnali ferroviari ad ala, od alla scelta delle bande diagonali che ancora oggi indicano strutture pericolose o luoghi da non attraversare (79). Nel nostro panorama, relativo alla medicina ed alla psicologia declinate nei loro rapporti con il lavoro, entra ora in gioco come protagonista padre Agostino Gemelli (1878-1959) (29, 68, 69). Nel periodo fra le due guerre mondiali, le vicende della medicina del lavoro e della psicologia del lavoro divergeranno sensibilmente, soprattutto durante il ventennio del regime fascista. Se la prima, specialmente dopo la promulgazione della Carta del Lavoro (1927) diverrà uno dei capisaldi della medicina sociale controllata dall’autorità politica (45, 46), per la seconda si verificherà in generale un progressivo ridimensionamento, specialmente per quanto concernente la presenza accademica. Non così si tratterà, invece, per la psicotecnica. Dobbiamo ricordare che l’istituzione psicologica municipale milanese poté trasferirsi in una moderna sede, collocata nella cosiddetta Città degli Studi, all’interno di un ambizioso progetto che avrebbe dovuto costituire un Istituto di Fisiologia Sociale: in esso avrebbero trovato accoglienza, fra le altre, la Sezione di Fisiologia del Lavoro e la Sezione di Pedagogia e Psicologia Sperimentale (72, 75). L’indirizzo, di integrazione fra diversi ambiti disciplinari, appare evidente già da queste intitolazioni. Il ventennio fascista (26, 28, 57) ridusse al lumicino la presenza della psicologia sperimentale nel nostro paese. La psicotecnica sopravvisse, in ragione della promulgazione della cosiddetta Carta del Lavoro nel 1927 (11) per moltissimi ambiti della questione sociale italiana, così come determinata quale oggetto della politica del regime fascista. La psicologia sperimentale fu garantita, di fatto, pressoché esclusivamente dalla forza gemelliana e dalla sua capacità contrattuale. Per quanto concerne la medicina del lavoro, si deve considerare anche la nascita nel 1929 di un’organizzazione accademica nazionale riunente i medici del lavoro, la Società Italiana di Medicina del Lavoro (45, 46, 96). Il controllo del regime era stringente, e poteva avvalersi anche dell’organizzazione sanitaria demandata a speciali istituzioni: si pensi agli ospedali specializzati (13) dell’INFAIL (Istituto Nazionale Fascista per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) od all’attività dell’ENPI (Ente Nazionale di Propaganda per la Prevenzione degli Infortuni). Non possiamo inoltre dimenticare le nefaste Leggi razziali del 1938 che devastarono la componente ebraica della popolazione italiana ad ogni livello, in ogni dove, e la misero ai margini della società (76). Alcuni esponenti di primo piano della psicologia scientifica ne subirono aspramente le conseguenze: si pensi al caso emblematico di Cesare Eugenio Luigi Musatti (1897-1989). Il periodo della Seconda guerra mondiale fece toccare al nostro paese vette ineguagliate di dolore, di miseria, di aberrazione, soprattutto nel periodo fra l’8 settembre 1943 ed il 25 aprile 1945, e specialmente nei territori dell’Italia settentrionale e centrale che subirono l’occupazione militare tedesca ed il governo della Repubblica Sociale Italiana. Inoltre, l’isolamento dalla comunità scientifica internazionale, il ripiegamento su posizioni autarchiche anche in ambito scientifico, fece sì che la residua, o residuale, psicologia non potesse andare molto al di là dei contatti, insufficienti sotto ogni aspetto scientifico ed etico, con la Germania nazista. Ciononostante, la residua sussistenza di una parvenza di psicologia scientifica trovò possibilità d’essere nell’ambiente gemelliano, e la declinazione collegata al lavoro poté in qualche modo proseguire (8). Anche per talune attività collegate alla medicina del lavoro il periodo bellico non provocò la sospensione di ogni attività: pur considerando le drammatiche condizioni del tempo, l’attività di screening di talune patologie (tubercolosi, pneumoconiosi) fra gli operai e gli impiegati proseguì lungo tutto il periodo della Seconda guerra mondiale, fornendoci serie storiche di eccezionale importanza. In questo fondamentale lavoro si distinsero l’ENPI e la Clinica del Lavoro milanese, grazie anche all’utilizzo di apparecchiature radiologiche/schermografiche autotrasportate (82).

Psicologia, Medicina e Lavoro nell’Italia liberata

Nella prima metà degli anni cinquanta del XX secolo a Milano la psicologia del lavoro (52) poteva contare, nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, di una possibilità operativa e formativa di rilievo: solo lì venivano rilasciati diplomi di specializzazione in Psicologia del lavoro e Psicotecnica a partire dal 1955. Padre Agostino Gemelli era impegnato anche a livello organizzativo e scientifico nazionale, quale Presidente della Commissione Nazionale per lo Studio e la Determinazione dei Profili Professionali, istituita nel 1953 dall’ENPI sotto l’egida del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale (95). Gemelli tenne la presidenza della Commissione fino al 1957. Entriamo quindi in contatto con una declinazione della psicologia del lavoro e dei suoi rapporti con la Medicina del lavoro, non solo caratteristica del tempo, ma destinata ad un’evoluzione: lo sviluppo dei profili professionali. Non dobbiamo dimenticare che nel 1955 la legge sull’apprendistato (legge 19 gennaio 1955, n. 25) prevedeva l’esecuzione dell’esame psicofisiologico per tutti gli apprendisti laddove esistessero Centri di orientamento professionale, rendendolo di fatto obbligatorio ed affidandolo maggioritariamente all’ENPI. Ciò si inseriva in un più ampio discorso internazionale, che si collegava anche a un preciso interesse da parte delle più importanti organizzazioni mondiali, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) (37). La suddetta Commissione elaborò una serie di profili professionali presuntivi fino alla metà degli anni Sessanta. I componenti della Commissione, presieduta da Gemelli, rendevano ben presenti sia l’ambito della psicologia, sia quello della medicina. Venendo al contenuto dell’attività della Commissione, si trattava dell’applicazione della job analysis, la quale veniva così definita: un metodo per scomporre i dati relativi ad una professione per determinare i componenti essenziali e le qualità richieste per esercitarla [ed indi] registrare tali dati sulla scheda d’analisi (74). Ricordato che la scheda di rilevazione era suddivisa in cinque parti (tecnica, funzionale, preventiva, formativa e documentaria) a loro volta suddivise in sottosezioni, per un totale di 22 campi di osservazione, possiamo evidenziare che le prime serie di profili professionali presuntivi si riferirono a due particolari ambiti lavorativi caratteristici della Regione Autonoma della Sardegna: l’industria estrattiva carbonifera (relativamente alla miniera di Seruci, al tempo il più importante ed avanzato sito carbonifero italiano) e quella dell’estrazione e della lavorazione del sale marino (presso le Saline Sarde di Cagliari). L’estrazione del sale marino era considerata facente parte dell’industria mineraria, ma le caratteristiche sue proprie la rendevano del tutto peculiare, tanto da essere analizzata anche dal punto di vista storico (77, 80). Nel tempo, i profili professionali presuntivi interessarono varie e diverse attività professionali. Dato come acquisito lo schema generale, comprendente un’introduzione, l’elaborazione di una monografia professionale, del vero e proprio profilo e la relativa bibliografia, possiamo ricordare che furono affrontate talune particolari mansioni proprie del genere femminile: montatrice di macchine per l’industria dell’abbigliamento (macchine da cucire); operatrice di commutazione telefonica; assistente familiare; intervistatrice (addetta alle ricerche sulle opinioni pubbliche) (90). A riguardo di questo ultimo profilo professionale, si deve segnalare l’ampia introduzione che ci rende un’immagine dettagliata di una professione che si stava prepotentemente sviluppando nel nostro paese. Talune delle mansioni più sopra citate non sono più esistenti o sono mutate con il volgere del tempo. Non si deve, infine, dimenticare che della job analysis si cercò di rendere anche una validazione sperimentale (65): emergeva incontrovertibilmente come la tecnica si adattasse alle mansioni altamente specializzate. Tuttavia, il tumultuoso sviluppo di innovazioni tecnologiche (62) andava delineando un cambiamento nel mondo del lavoro e della selezione (2), privilegiando il lavoro meno specializzato: si tratta di un fenomeno tuttora attuale, e problematico. Il risultato della validazione sperimentale esponeva la criticità dell’applicazione per profili poco specializzati: alla scelta di specifici reattivi (tests) si proponeva di affiancare un giudizio caratterologico. La job analysis aveva una storia (98), che nel suo primo trentennio (1911-1941) era stata compiutamente analizzata (101) ed era stata anche presente nel Ninth International Congress on Industrial Medicine tenutosi a Londra nel 1948 (41). Nel periodo che più ci interessa, quello che parte dagli anni Cinquanta del Novecento e si conclude verso la metà degli anni Sessanta del secolo, essa fu oggetto di analisi complessive (51, 83). Tuttavia, anche la job analysis non fu immune dai grandi cambiamenti disciplinari ed applicativi, non escluso il notevolissimo incremento del numero di pubblicazioni scientifiche che interessò specifici campi della ricerca psicologica a scapito di altri. La presenza della job analysis risentì così di periodi di fulgore e di periodi di stasi (70, 92), fino a raggiungere una presenza marginale nella letteratura dell’ultimo decennio (89).

Il protagonista dell’incontro: Marcello Cesa-Bianchi

Marcello Cesa-Bianchi (1926-2018) (16, 22, 24, 26, 31), medico chirurgo, si era laureato a 23 anni nel 1949, diplomato in Psicologia sperimentale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 1951, specializzato in Clinica delle Malattie Nervose e Mentali presso l’Università di Pavia nel 1953. Era uno dei più brillanti allievi e collaboratori di padre Agostino Gemelli; era stato da lui indirizzato a studi, allora pionieristici, di psicogerontologia; rappresentava esemplarmente la visione gemelliana del rapporto fra medicina e psicologia. Per quanto, invece, concernente il nostro tema d’analisi, Cesa-Bianchi aveva ottenuto nel 1952, anche grazie all’incoraggiamento di Padre Gemelli (22), l’incarico di organizzare e dirigere il Centro Medico-Psicologico di Orientamento Scolastico e Professionale del Comune di Milano (17), succedendo a Doniselli. In questo modo, egli non solo diveniva l’erede di Treves e Doniselli (9), ma si assumeva il gravoso compito di riprendere, riorganizzare, rivitalizzare ed estendere l’attività psicologica nella dimensione Municipale. Incidentalmente possiamo ricordare che il rinato Istituto di Psicologia Sperimentale del Comune di Milano avrebbe trovata successivamente una più idonea sede nel Grattacielo Pirelli (19). In prosecuzione della tradizione scientifica psicologica municipale milanese, l’attività del Centro si espletava precipuamente nei confronti degli adolescenti, anche in correlazione con l’attività delle Scuole Speciali comunali (20, 21). Su un piano più strettamente collegato alla psicologia del lavoro, Cesa-Bianchi era dal 1953 anche consulente psicologico della Carlo Erba SpA: presso tale società aveva organizzato e diretto il Centro di Psicologia del Lavoro e Prevenzione Infortunistica (16). Anche in questo caso, si può notare come l’attività si inserisse in un quadro tradizionale, approntando però l’ambito psicologico alcuni dati di novità. Il rapporto con le imprese rimarrà essenziale e si svilupperà.

I luoghi e i tempi dell’incontro: la Clinica del Lavoro

Se maturavano i tempi dell’incontro fra psicologia e medicina del lavoro, i luoghi di tale incontro non erano e non sarebbero stati quelli fino ad ora ricordati, giacché mancava un anello di congiunzione con l’Università degli Studi: l’esistenza di una istituzione clinica di rilievo mondiale, la Clinica del Lavoro, rendeva ineludibile un confronto ed un rapporto con la medicina e la sua espressione accademica. Ciò poteva avvenire solo nell’Università degli Studi, giacché la Facoltà di Medicina presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore era ancora di là da venire (seppure preconizzata). Anche in questo caso, Cesa-Bianchi rappresentò l’anello di congiunzione ideale poiché, conseguita la libera docenza in Psicologia nel 1956, dall’anno accademico 1956/1957 egli assunse l’incarico dell’insegnamento della Psicologia nell’ambito della Facoltà Medica dell’Università degli Studi di Milano (22). La prima sede della cattedra di Psicologia della Facoltà medica dell’Università degli Studi di Milano fu proprio in via San Barnaba 8, presso la Clinica del Lavoro, in un locale poco discosto dall’atrio d’ingresso: questo dato è stato sottostimato dalla storiografia medica e psicologica milanese, che ha sempre privilegiato il collegamento con la realtà municipale. Si venivano così assommando in Cesa-Bianchi tutte le caratteristiche che lo avrebbero reso (come lo rendevano) uno dei paradigmi della psicologia medica del tempo (e per molto tempo ancora): la compresenza delle competenze mediche, psicologiche e pedagogiche; la direzione di un’istituzione municipale; l’attività di rilievo in due università cittadine; per quanto poi relativo alla psicologia del lavoro non si doveva dimenticare quella prestata in industrie di primo rilievo nazionale ed internazionale. Così, nell’agosto 1957 una breve nota dedicata alla psicologia applicata nella medicina del lavoro (18) rendeva noto che non solo l’incontro si era concretizzato presso la Clinica del Lavoro milanese, ma preannunciava, in una sorta di manifesto programmatico, il lavoro futuro. La qualifica di Dirigente la Sezione di Psicologia industriale presso la Clinica del Lavoro ci indica la formalizzazione della Sezione stessa, ma è l’analisi del testo a renderci una vivida immagine delle concezioni di Cesa-Bianchi in tema di psicologia del lavoro. Innanzi tutto, l’esordio si esplicita come una rivendicazione della visione personalistica, propria della scuola gemelliana: l’oggetto dell’attività è l’uomo considerato in tutte le sue dimensioni - biologiche, psicologiche ed anche sociologiche (18). In questo contesto, ed anche per rispondere ad un ritardo italiano nelle applicazioni di psicologia del lavoro si situava la costituzione di un Servizio Medico-Psicologico nel contesto della Clinica del Lavoro milanese. Tale Servizio ha lo scopo di studiare da un punto di vista psicologico cioè dal punto di vista della soggettività di ciascuno, le diverse manifestazioni del comportamento dell’uomo sia che esse si riferiscano al lavoro, sia che riguardino altri aspetti dell’agire e del pensare umano. E proprio in questo punto di vista soggettivo sta l’essenza dell’impostazione psicologica: che un ambiente sia o no luminoso o rumoroso o umido, penserà il fisico o l’ingegnere a stabilirlo; che un ambiente sia o no dannoso alla salute penserà il medico a determinarlo; ma che un ambiente venga percepito da un determinato individuo come luminoso o rumoroso o umido o dannoso deve essere lo psicologo a studiarlo, ad indagarne i fattori causali e le modalità, a prevederne le conseguenze, a suggerirne le terapie (18). Si trattava di un programma ambizioso, che non poteva prescindere dalla collaborazione con le imprese industriali. Presso la Clinica del Lavoro, presso gli Istituti Clinici di Perfezionamento, si potevano trovare le condizioni ideali per perseguirlo: esistevano già sezioni, quali la Sezione per lo studio del Fattore Umano nelle Industrie Tessili (che produsse una serie di opuscoli utili alla divulgazione ed alla formazione) o la Sezione di Ricerche di Medicina ed Igiene del Lavoro nelle Industrie Grafiche, le quali potevano diventare, come diventarono, territori privilegiati di sviluppo della psicologia applicata al lavoro. Oltre alla pubblicazione dei risultati di ricerche di ambito generale di medicina del lavoro (88), nel 1957 si rese concreta la collaborazione degli psicologi alla Sezione di Ricerche di Medicina ed Igiene del Lavoro nelle Industrie Grafiche, attraverso la compilazione dei profili professionali. Si può sottolineare, che proprio in quell’anno furono pubblicati due distinti profili professionali del tipocompositore: uno comparso nella citata Raccolta di Profili Professionali dell’ENPI (12), l’altro pubblicato a cura della Clinica del Lavoro milanese, in collaborazione con l’Istituto di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (94). Analogamente, a proposito della validazione scientifica dei profili professionali, si può ricordare che il già citato lavoro di Molina (65) fu pubblicato anche in forma autonoma, non collegata alla collana dell’ENPI (66), sotto l’intestazione dell’Istituto di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si può anche ricordare che taluni profili professionali (quelli relativi al macchinista gruppo ondulatore, al tipoimpressore e al linotipista) redatti a cura di Enzo Spaltro furono pubblicati nelle due collane: essi comparvero nel 1957 a Milano per la Clinica del Lavoro, mentre furono pubblicati dall’ENPI nel 1959. Si erano dunque strutturati una presenza e un legame fra psicologia del lavoro e medicina del lavoro, certamente facilitati dalle competenze di Cesa-Bianchi, ma anche dalla possibilità fisica di lavoro psicologico presso la Clinica del Lavoro. Non dobbiamo poi dimenticare che alcuni contributi di ambito psicologico furono presentati anche ai Congressi nazionali di Medicina del Lavoro. Esemplificativo e per certi versi emblematico fu il XXII Congresso Nazionale di Medicina del Lavoro, tenutosi a Roma fra il 25 e il 28 settembre 1958 (93): la giornata congressuale del 26 settembre fu dedicata prevalentemente alla psicologia del lavoro, con la presentazione e la discussione di quattro relazioni da parte di autorevoli rappresentanti scientifici. Si trattava di Adriano Ossicini, che trattò dei Problemi di attualità in Psicologia del Lavoro (73), Carlo Lorenzo Cazzullo (1915-2010), che trattò de Le nevrosi professionali (15), Cesa-Bianchi, che trattò de Il problema degli atteggiamenti in psicologia del lavoro (27) e Meschieri che trattò di Psicodiagnostica del disadattamento professionale (61). Per il mondo dei Medici del lavoro si trattò, probabilmente, di un evento traumatico: riemersero prepotentemente le mai sopite obiezioni alla psicologia ed al suo statuto di scienza, persistenti da quasi un secolo. Toccò a Cesa-Bianchi, medico e psicologo, la cui relazione non era entrata in discussione, difendere la piena scientificità della psicologia, ricordando fra l’altro le sue radici poste all’interno della fisiologia sperimentale (33). Probabilmente il lavoro pionieristico in campo psicologico svolto dalla Clinica del Lavoro milanese e da Cesa-Bianchi si dimostrava, per il tempo, troppo pionieristico. Solo quattordici anni più tardi, nel 35° Congresso Nazionale di Medicina del Lavoro tenutosi a Pisa nei giorni 1-3 novembre 1972, alla psicologia del lavoro sarebbe stato dedicato di nuovo uno spazio, con una tavola rotonda, coordinata da Cesa-Bianchi ed incentrata sul tema nevrosi e lavoro (6). Ritornando alla situazione milanese della fine degli anni Cinquanta, anche la disponibilità logistica delle strutture comunali dirette da Cesa-Bianchi, soprattutto dopo il loro trasferimento al Grattacielo Pirelli, consentì (19) lo sviluppo di quest’ambito disciplinare; si deve ricordare che la disponibilità del Comune di Milano nel fornire aiuto logistico alla psicologia, anche universitaria, non venne mai meno anche nei decenni successivi, e per tutto il XX secolo.

L’evoluzione: un’esperienza particolare

Quale fu, se vi fu, l’evoluzione dell’attività in tema di psicologia del lavoro, svolta presso la Clinica del Lavoro di Milano? Come premessa, dobbiamo ricordare che la morte di Gemelli rappresentò un’evidente cesura; d’altro canto la strutturazione della presenza della psicologia nell’ambito della Facoltà medica dell’Università degli Studi di Milano si fece più evidente; inoltre non dobbiamo dimenticare che Cesa-Bianchi fu il referente anche per tutta una serie di ricerche nell’ambito della psicologia del lavoro promosse dalla CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). Quindi, nel giro di pochi anni le attività promosse dalla Clinica del Lavoro poterono fare affidamento sulle strutture collegate alla Cattedra di Psicologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano, anche quando quest’ultima aveva lasciato i locali di Via San Barnaba. Ad esempio, nel 1962 si aggiunsero alcuni profili professionali relativi alle mansioni proprie dell’industria cartotecnica, dell’industria di trasformazione della carta, e si completarono quelli relativi all’industria grafica. In quegli anni si produsse una serie non irrilevante di pubblicazioni, di prevalente interesse di psicologia del lavoro, grazie alla collaborazione fra il gruppo di Cesa-Bianchi ed un’industria cartaria lombarda. Se osserviamo attentamente l’intestazione di molti di questi lavori, essa fa riferimento alla Cartiera di Cairate ed al suo Centro di psicologia del lavoro e di prevenzione infortunistica. L’importanza di questa collaborazione è sottolineata dallo stesso Cesa-Bianchi (22). Non poniamo molta fatica ad identificare lo schema strutturale ed istituzionale che Cesa-Bianchi aveva avviato anni prima con la società Carlo Erba e poi con altre realtà industriali, come l’Alfa Romeo (32) o la Società Montecatini, che aveva fornito alla Clinica del Lavoro milanese importanti allestimenti e dotazioni tecniche (67, 82). Ritornando alla Cartiera di Cairate, la collaborazione con l’industria cartaria portò alla realizzazione di alcune collane editoriali, dedicate rispettivamente a: Studi e ricerche sui problemi umani del lavoro; Studi e ricerche di psicologia; Studi e ricerche di psicologia del lavoro e della scuola; Esperienze e documentazioni sul lavoro e sulla scuola. In particolare, nel quadriennio 1960-1964, la collana Studi e ricerche sui problemi umani del lavoro produsse 35 fascicoli (gennaio 1960-luglio 1963). Nell’autunno 1963 essa si divise in tre parti. La collana Esperienze e documentazioni sul lavoro e sulla scuola produsse 9 fascicoli (ottobre 1963-agosto 1964); la collana Studi e ricerche di psicologia produsse 9 fascicoli (dicembre 1963- settembre 1964); la collana Studi e ricerche di psicologia del lavoro e della scuola produsse 3 fascicoli (giugno 1964-agosto 1964). Nel più generale contesto della psicologia del lavoro si proponevano anche alcune riflessioni di psicogerontologia. Era questo un collegamento innovativo e pionieristico. Si trattava non solo di analizzare il lavoro degli anziani, ma anche di considerare il concetto del lavoro nel periodo successivo al pensionamento (54); di discernere se e quale lavoro fosse adatto alla popolazione anziana, e come i lavoratori anziani si potessero adattare ai cambiamenti (84) che la rivoluzione tecnologica andava proponendo con sempre maggior forza. Questi temi, che si sarebbero sviluppati nel decennio successivo, negli anni Cinquanta apparivano, per il nostro paese, di attualità, soprattutto se indagati dal punto di vista psicologico (30). La Clinica del Lavoro dell’Università milanese si rivelava quindi una privilegiata sede per costruire una moderna linea di ricerca in psicologia del lavoro ed in psicogerontologia (78). Ma dov’era situata la Cartiera di Cairate? Che consistenza aveva questa impresa industriale? Oggi è un luogo abbandonato, lungo il corso del Fiume Olona. In un recente passato, la situazione era tutt’affatto diversa: si trattava di una delle principali cartiere italiane, dotata anche di importanti realizzazioni scolastiche interne ed assistenziali. Ad esempio, si può ricordare l’ancora esistente villaggio operaio. Se il nome di Cartiera di Cairate, può dire poco ai più, un altro suo nome, che fa riferimento ai proprietari, potrebbe essere maggiormente noto: è quello di Cartiera Vita-Mayer. Ci troviamo allora immersi nella storia dell’imprenditoria lombarda e dell’ebraismo italiano. Ad esempio, la produzione cartaria dell’azienda cairatese anticipò di decenni taluni sviluppi sociali, con l’introduzione di prodotti “usa e getta” già negli anni Trenta del Novecento. La dinastia Vita-Mayer ha costruito la storia della comunità ebraica milanese e le sue vicende si intrecciano con i destini, spesso tragici, degli ebrei italiani nel Novecento (47). Venendo a delineare alcune caratteristiche delle pubblicazioni prodotte, dobbiamo ricordare che anche in questa occasione si cercò di validare metodologicamente e scientificamente i profili professionali. La valutazione epicritica si manteneva strettamente nell’ambito psicologico, determinando vasti campi d’intervento, quali la motivazione o l’interesse; inoltre ci si trovava di fronte ad un nuovo, rilevante fenomeno: quello dell’immigrazione interna di grandi masse di popolazione (71). Rimanevano attuali talune affermazioni di Padre Gemelli: è necessario liberare la selezione psicologica e l’orientamento professionale dai metodi anti-umani che erano stati introdotti dalla psicotecnica con l’impiego bruto e meccanico dei reattivi mentali (55). Analogamente a quanto prodotto dalla Commissione promossa dall’ENPI si procedette ad un’ampia revisione degli schemi e delle schede tecniche in uso per la rilevazione e per l’impiego dei dati (56), che confermava la necessità e la validità dell’integrazione dei dati caratterologici. Si segnalano inoltre alcune ricerche all’epoca di interesse, quali quelle sugli atteggiamenti nei confronti dei dispositivi di protezione individuale (25). Oltre alla produzione di profili professionali relativi alle differenti mansioni dell’industria cartaria, la presenza di un centro di formazione professionale aziendale specializzato consentì anche di effettuare ricerche relative a temi di psicologia dell’età evolutiva; la presenza di una popolazione di addetti ritirati dal lavoro, consentì altresì di effettuare ricerche di psicogerontologia.

In forma di conclusione: perché è utile ricordare questa esperienza?

Un recente congresso si ripromise di sottolineare l’importanza di una analisi storica dei rapporti fra psicologia e lavoro e della conservazione e valorizzazione dei relativi archivi (3). Negli Atti di quel convegno, spicca la sottostima dell’attività svolta presso la Clinica del Lavoro di Milano a partire dalla metà degli anni cinquanta del novecento; o meglio, essa non è proprio citata, ed è veramente difficile farsi una ragione di questa omissione. Tuttavia, a parziale scusante, si deve ricordare che di quell’esperienza, che introdusse la psicologia nel contesto dell’attività della Clinica del Lavoro milanese, non è agevole rintracciare la relativa documentazione, tanto che ci si è dovuti basare soprattutto su fonti di letteratura, prevalentemente secondaria. Molte fra le pubblicazioni citate, che fra l’altro sono quasi di impossibile reperimento negli istituti di conservazione pubblici (ci si è dovuti rivolgere ad una raccolta privata) divengono ancora più preziose quali testimonianze da salvaguardare. L’analisi che qui si propone si è giovata anche dei materiali bibliografici disponibili, seppur non in modo completo, presso la biblioteca della Clinica del Lavoro milanese. L’esperienza che integrò la psicologia e la medicina del lavoro nel contesto scientifico milanese merita a nostro avviso di essere tolta da una sorta di oblio storiografico perché i suoi protagonisti furono portatori di una serie di valori, che possono utilmente essere proposti alla riflessione odierna. Il nostro è anche un invito alla salvaguardia della documentazione: noi crediamo che solo una migliore conoscenza degli eventi possa garantirne un miglior destino. Gli autori non hanno dichiarato alcun potenziale conflitto di interesse in relazione alle materie trattate nell’articolo
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Review 1.  [Occupational epidemiology: from analysis of the apparent to investigation of the unknown].

Authors:  C Zocchetti; Angela Pesatori; D Consonni
Journal:  Med Lav       Date:  2003 Jan-Feb       Impact factor: 1.275

2.  [The scientific progress of the "Clinica del Lavoro Luigi Devoto" as seen through the contents of the journal "La Medicina del Lavoro". ].

Authors:  V Foà; Donatella Camerino
Journal:  Med Lav       Date:  2003 Jan-Feb       Impact factor: 1.275

3.  [Project of the historical monograph on the "Origins of Occupational Medicine Associations in the world"].

Authors:  A Grieco; A Porro; Giuseppina Bock Berti; G Marri
Journal:  G Ital Med Lav Ergon       Date:  2003 Jul-Sep

4.  [CONTRIBUTION TO THE STUDY OF SENILE MALADJUSTMENT. IV. CONSIDERATIONS ON THE CHOICE OF A PARTICULAR ACTIVITY AFTER RETIREMENT].

Authors:  A M MADERNA; S VALSESCHINI
Journal:  G Gerontol       Date:  1963-10

5.  Pre-employment and periodical health examinations, job analysis and placement of workers.

Authors:  S FORSSMAN
Journal:  Bull World Health Organ       Date:  1955       Impact factor: 9.408

6.  [The foundation, birth and first steps of the Clinica del Lavoro of Milan. Its historical and social contexts].

Authors:  B Zanobio
Journal:  Med Lav       Date:  1992 Jan-Feb       Impact factor: 1.275

7.  Reflections on the Journal of Applied Psychology for 1989 to 1994: Changes in major research themes and practices over 25 years.

Authors:  Neal Schmitt
Journal:  J Appl Psychol       Date:  2017-02-09

8.  Reflections on the Journal of Applied Psychology for 1997 to 2002.

Authors:  Kevin R Murphy
Journal:  J Appl Psychol       Date:  2017-02-09

9.  [Eugenio Medea (Varese, 1873--Milan, 1967)].

Authors:  M Cesa-Bianchi
Journal:  Arch Psicol Neurol Psichiatr       Date:  1967 Mar-Apr

10.  [Mobile miniature X-ray evaluation and pneumoconiosis: the role of the Clinica del Lavoro in Milan (1941-1948)].

Authors:  Alessandro Porro; Lorenzo Lorusso; Bruno Falconi; Andrea Colombo; Paolo Maria Galimberti; Antonia Francesca Franchini
Journal:  Med Lav       Date:  2018-05-28       Impact factor: 1.275

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